#12 L'Islanda mi ha ricordato quello che il coaching fa alle persone.
Un viaggio tra ghiacciai e geyser... e una verità che solo il paesaggio più estremo del mondo riesce a rendere così nitida.
Sono le sei del mattino. Fuori dalla finestra del piccolo hotel di Selfoss, il cielo è già pieno di luce da diverse ore. In Islanda, a giugno, il sole quasi non tramonta mai. Davanti a me c'è una distesa di prati verdi e altipiani, poi il mare. Nessun rumore. Solo vento.
Sono qui da sei giorni. Ho camminato su un ghiacciaio, guardato l'acqua uscire con potenza dalla terra, visto cascate precipitare nel niente. E in questo silenzio assoluto, ho pensato al mio lavoro. Alle persone che accompagno. A cosa significa, davvero, fare coaching.
L'Islanda è un paese che non si può ignorare. Non puoi attraversarla con l'attenzione a metà, un occhio sul telefono e uno sul paesaggio. Ti chiede tutto. Ti mette davanti a qualcosa di così grande, di così radicale nella sua bellezza e nella sua asprezza, che l'unica risposta possibile è la presenza totale.
Ed è esattamente quello che chiede un percorso di coaching autentico.
"Il paesaggio più trasformativo che conosco non è fatto di montagne e ghiacciai. È quello interiore ed è altrettanto vasto, altrettanto inesplorato."
Il ghiacciaio e le credenze
Il terzo giorno camminato sul ghiacciaio Svinafelljökull. La guida ci ha spiegato che quello che vediamo in superficie è solo una piccola parte. Sotto, ci sono strati accumulati nel corso di secoli: nevicate, eruzioni vulcaniche, polvere, tutto compresso.
Ho pensato alle credenze limitanti. Quelle convinzioni profonde, su noi stessi, sul nostro valore, su quello che meritiamo o possiamo ottenere, che si sono formate nel corso degli anni e che continuano a guidare le nostre scelte molto tempo dopo che le circostanze che le hanno generate sono scomparse.
In PNL questa stratificazione viene chiamata la struttura profonda del pensiero. Non è visibile in superficie, nelle parole che usiamo, nei comportamenti che mostriamo. Ma guida tutto. Come il ghiacciaio guida il paesaggio attorno a sé, plasmando le valli, la direzione dei fiumi, la forma stessa della terra.
Il coaching scende sotto la superficie per capire la struttura. E poi, con gli strumenti giusti, per sciogliere quello che non serve più.
Il geyser e il cambiamento
A Geysir, il luogo da cui tutti i geyser del mondo prendono il nome, ho aspettato. È strano: non sai quando erutta. Puoi aspettare quattro minuti o sette oppure di più. Il suolo attorno ribolle, l'acqua si gonfia, e poi, all'improvviso, una colonna d'acqua bollente esplode verso il cielo.
Non puoi forzarla. Non puoi anticiparla. Puoi solo essere lì, presente, quando arriva.
Questo mi ha fatto pensare a qualcosa che osservo spesso nei percorsi di coaching: il momento della svolta non arriva mai quando lo pianifichi. Arriva quando la persona ha fatto abbastanza lavoro interno. Quando ha esplorato, messo in discussione, tollerato l'incertezza. Poi, in una sessione, in un momento apparentemente ordinario, qualcosa si apre.
Il cambiamento avviene quando si sposta il punto di vista, quando la stessa situazione viene vista da un'angolazione completamente diversa. Non è un processo lineare. Non si può programmare. Ma si può preparare il terreno.
Il deserto vulcanico e il silenzio
Al sesto giorno, ho attraversato una parte del Monte Vulcano Kirkjufell. Nessun paese, nessun albero, nessun segnale di connessione. Solo lava nera a perdita d'occhio, vapore che saliva dal suolo e un silenzio che non avevo mai sentito prima. Un silenzio così totale da sembrare quasi rumoroso.
Mi sono fermata, sono rimasta lì ad osservare quel paesaggio quasi lunare.
Ho realizzato quanto raramente mi concedo questo. Quanto raramente ci concediamo il permesso di stare nel silenzio, senza produrre, senza ottimizzare, senza essere utili a qualcuno... e quanto sia esattamente in quei momenti che il pensiero si schiarisce davvero.
In PNL e nelle neuroscienze cognitive esiste il concetto di Default Mode Network, la rete neurale che si attiva proprio quando smettiamo di fare. È in quella modalità che il cervello integra le esperienze, genera intuizioni, collega ciò che sembrava scollegato.
Il silenzio è il terreno in cui nasce la chiarezza.
Uno dei doni più preziosi che un percorso di coaching offre è questo: uno spazio di silenzio intenzionale in un mondo che non smette mai di chiedere o parlare. Un'ora in cui non si deve essere performativi, produttivi, convincenti. Un'ora per ascoltare la voce che il rumore quotidiano copre sistematicamente.
Quello che l'Islanda mi ha ricordato
Sono tornata con la valigia piena di vento e di silenzio e con una convinzione rinnovata su quello che facciamo in Phelyon ogni giorno.
Il coaching non è una lista di strumenti da applicare o un corso di tecniche di comunicazione. È un viaggio verso una comprensione più profonda di sé, dei propri schemi, del proprio potenziale.
Un viaggio che richiede coraggio, perché porta in luoghi che non si conoscono ancora.
Come l'Islanda. Aspra, imprevedibile, bellissima… e trasformativa proprio perché non ti lascia in superficie.
Le aziende che investono nel coaching dei propri leader e dei propri team stanno creando le condizioni perché le persone possano andare in profondità e tornare con qualcosa che nessun corso in aula può dare: una relazione diversa con se stesse, con il proprio lavoro, con chi guidano.
La leadership più potente nasce sempre da un viaggio interiore che si è avuto il coraggio di fare
Inizia il tuo viaggio — con una sessione gratuita.
Se qualcosa in questo articolo ha risuonato dentro di te, una sensazione, una domanda, un limite che senti ma non riesci ancora a nominare, potrebbe essere il momento giusto per iniziare.
Prenota una sessione di coaching gratuita con uno dei nostri coach: un'ora dedicata a te, senza impegno, per esplorare dove vuoi andare.
