#27 Clarity: se il team non sa dove andare, ogni direzione sembra quella giusta

Non è un problema di talento, di motivazione o di budget. Nella maggior parte delle organizzazioni con cui lavoriamo le persone sono competenti e disposte a dare il massimo. Il problema è a monte: manca un punto di riferimento condiviso e inequivocabile su dove l'azienda sta andando e perché. È esattamente il vuoto che la prima lettera del metodo CLEAR, Clarity, è progettata per colmare

Corinne Mion

7/28/20263 min read

A black pawn stands out on a chessboard.
A black pawn stands out on a chessboard.

Fai un piccolo esperimento prima di continuare a leggere. Ferma cinque persone del tuo comitato di direzione e chiedi loro, separatamente, quali siano le tre priorità dell'azienda per quest'anno. Quante risposte coincidono davvero? Se la domanda ti mette a disagio, hai già la risposta a una domanda più importante: perché, nonostante l'impegno di tutti, i risultati non arrivano al ritmo che ti aspetteresti.

Non è un problema di talento, di motivazione o di budget. Nella maggior parte delle organizzazioni con cui lavoriamo le persone sono competenti e disposte a dare il massimo. Il problema è a monte: manca un punto di riferimento condiviso e inequivocabile su dove l'azienda sta andando e perché. È esattamente il vuoto che la prima lettera del metodo CLEAR, Clarity, è progettata per colmare.

Il costo nascosto dell'ambiguità

Meno del 5% dei dipendenti comprende realmente la strategia della propria azienda.

Fonte: R. Kaplan, D. Norton, "The Office of Strategy Management", Harvard Business Review.

Non il 50%. Meno del 5%. In un'organizzazione di 200 persone significa che meno di dieci sanno davvero dove l'azienda vuole arrivare: gli altri 190 lavorano sodo, ma non necessariamente nella stessa direzione. Ogni sforzo che non converge in un'unica direzione è, in un modo o nell'altro, uno spreco.

Per chi si occupa di risorse umane questo numero racconta una storia familiare: energia dispersa in iniziative parallele, priorità che sembrano cambiare a ogni trimestre agli occhi dei collaboratori, un turnover che nessun piano di welfare riesce a fermare perché la causa reale è altrove. Le persone, più spesso di quanto si creda, non lasciano un'azienda: lasciano un contesto in cui hanno smesso di capire il senso di quello che fanno.

Per chi siede in un ruolo C-level, la stessa ambiguità ha un prezzo diverso ma altrettanto concreto: decisioni rimandate, riunioni che ripartono sempre dallo stesso punto, iniziative strategiche che restano sulla slide e non arrivano mai al mercato. La conclusione è controintuitiva ma importante: nella maggior parte dei casi non serve un'altra strategia. Serve chiarezza su quella che esiste già.

Tre segnali che il problema è di Clarity, non di esecuzione

  • Le stesse decisioni vengono riaperte in ogni riunione, perché mancano criteri condivisi per chiuderle definitivamente.

  • Reparti diversi interpretano le priorità in modo diverso e ognuno ottimizza, in buona fede, per un obiettivo proprio.

  • Le nuove risorse impiegano mesi a capire "cosa conta davvero" in azienda, perché nessuno riesce a spiegarlo in una frase.

Clarity non è uno slogan, è un metodo

Nel framework CLEAR, la Clarity prende l'intenzione strategica di chi guida e la trasforma in criteri decisionali che ogni persona, a ogni livello, possa usare ogni giorno per capire cosa fare e, altrettanto importante, cosa non fare.

È il motivo per cui in Phelyon ogni percorso comincia da una diagnosi, mai da un programma standard. Prima di lavorare su leadership, esecuzione o allineamento, bisogna sapere con precisione qual è il punto di arrivo condiviso. "Diagnosis first, results last" non è un payoff: è la sequenza esatta con cui lavoriamo con i nostri clienti.

Cosa cambia quando la Clarity è al proprio posto

  • Decisioni più rapide, perché i criteri per prenderle sono già condivisi.

  • Meno riunioni ripetitive, perché i temi si chiudono davvero.

  • Maggiore autonomia dei team, che non hanno bisogno di verificare ogni scelta con il livello superiore.

  • Una leadership percepita come più credibile, perché coerente tra ciò che dice e ciò che l'organizzazione vive.

Se il piccolo test dell'inizio ti ha lasciato un dubbio, è il segnale più prezioso che potevi ricevere oggi. Significa che la tua organizzazione ha già l'energia e le competenze per crescere: le manca solo un punto di riferimento comune su cui convergere. È esattamente da qui che iniziamo un percorso di executive coaching, non aggiungendo altro lavoro, ma togliendo l'ambiguità che lo rende inefficace.

Vuoi capire quanto la tua organizzazione è davvero allineata sulla strategia?

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